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martedì 27 luglio 2010

La ricerca del lavoro

Io auguro a tutti di trovare un lavoro, soprattutto ai tanti giovani che devono iniziare a costruire il loro futuro: la casa, il mutuo, i figli. Ho un figlio di 25 anni neo-laureato con un contratto di lavoro di un anno. Non è certo con  premesse come questa che un giovane può pianificare il suo futuro.  
Ma voglio buttare li uno spunto di riflessione: siamo certi che il futuro, se non già il presente, del lavoro sarà quello del lavoratore dipendente ?
Lo diamo per scontato perché noi e i nostri genitori siamo nati e vissuti con questo modello. Ma non dimentichiamo che questo è stato il periodo storico con i minori cambiamenti traumatici da che esiste il mondo. Qualcuno si ostina a dire, o a sperare, che questa sia davvero una crisi e che tutto tornerà come prima. I fatti che abbiamo sotto gli occhi raccontano un’altra storia. Non è una crisi ma una rivoluzione. Il consumismo ha fatto il suo tempo ed era, che ci piacesse o no, la molla che ha consentito per anni e anni di dare lavoro a tutti. Anche i lavori “inutili”, il cosiddetto “terziario inutile”, perché i margini di profitto lo consentivano. Le economie emergenti stanno dettando nuove regole che accorciano la catena dei passaggi tra la produzione e il cliente finale, tagliando di fatto il 90% delle attività “inutili”. Cosa sono le attività “inutili” o il “terziario inutile” (definizione del corriere della sera). Sono tutte quelle mansioni che le aziende hanno creato per non lasciare a casa le persone non più necessarie alle fasi produttive.  Più del 50% delle “job description” degli iscritti di linkedin ricadono in quest’area. Tutte attività in ambito servizi o internal-operations. Centri di costo e non centri di profitto.  Oggi le aziende non hanno più i margini operativi per permettersi di mantenere, e men che meno infoltire, queste funzioni. La competizione e la crisi, che ha ridotto i consumi, obbliga oggi le aziende a “sfoltire” in maniera più o meno visibile. Cercate su google “Stealth Layoff” anteponendo il nome di qualche big dell’informatica.  
In Italia, anni fa, qualche genio ha creato le lauree brevi in discipline come “scienze della comunicazione”. Un flop incredibile anche perché oggi il marketing è uno dei primi settori dove le aziende licenziano, ops volevo dire: incentivano le uscite. Il marketing è sempre stato il contenitore dove mettere le risorse in esubero e non più necessarie. Oggi questo contenitore va svuotato perché non c’è più la “ricchezza” per mantenerlo.
Tutto questo preambolo per dire cosa ? Non smettete di cercare lavoro come dipendenti, ma con la consapevolezza che il mondo sta cambiando. Che quello che sembrava scolpito nella pietra fino a ieri, domani sarà diverso. Saranno sempre meno le aziende che assumeranno. Il lavoro tornerà a essere quello dell’artigiano che vende i suoi servizi. Non pensate all’artigiano come al falegname o al calzolaio, ma anche al consulente pre-sales. All’esperto di domotica. Al responsabile marketing di settore.  Saranno sempre più le aziende che acquisteranno questi servizi all’esterno solo quando ne avranno la necessità.
Investigate anche l’opportunità di mettervi in proprio.  Qualcuno scrive che all’estero è più facile. Certo lo è sempre stato perché le leggi del lavoro sono più flessibili di quelle che abbiamo in Italia. Leggi, le nostre, pilotate dai sindacati con lo scopo di proteggere i dipendenti, anche quelli nullafacenti, senza pensare a nessuna protezione per l’azienda. Fiat docet ….. 

mercoledì 21 luglio 2010

Le ragioni della crisi e un'idea.

La crisi attuale. 


Ho l'impressione che si guardi la pagliuzza e non si veda la trave.
Tutte vero quello che dite, ma sono, a mio modesto avviso, le conseguenze collaterali di un terremoto annunciato che ha travolto tutto quanto davamo per scontato. Il motore del consumismo, che per tanti anni ha creato benessere e posti di lavoro si è fermato. Come era giusto che si fermasse prima o poi. Era un motore ormai logoro, la facilità di accesso al credito, che oggi tanto condanniamo, gli ha permesso di macinare qualche altro anno di strada. Ma il suo destino era segnato. Il mondo vive di continui movimenti che ne soverchiano i meccanismi. La caduta delle frontiere, il facile accesso alla tecnologia, l’emergere di nuove potenze economiche. Tutti fenomeni che non potevano non intaccare il sistema: consumi-produzione-consumi, su cui si basava il mondo occidentale.
La maggior parte di noi lavorava e alcuni, sempre meno, ancora lavorano nel terziario, nei servizi. Ma la lotta dei prezzi non consente più quei margini che consentivano di pagare questi costi. Oggi la catena produttiva deve essere pensata sul modello Dell o Zara. Dalla produzione al consumatore, senza figure intermedie. Senza i marketing manager, i business development manager, i senior strategic consultant, i meeting autocelebrativi in giro per la capitali europee.

Tutti dicono che il governo deve creare i presupposti per nuovi posti di lavoro. Ma come ? Con la bacchetta magica ? Tutti a lavorare sulle opportunità del web2.0 ? Sui social network ?

La mia idea è: differenziazione. Ma non come dice Alessandro: facendo leva sulle caratteristiche del made in Italy. Perché sono tutte copiabili. I cinesi, cosi come aveva fatto taiwan, reinvestono i primi utili in nuovi macchinari e nell’assoldare i nostri esperti di design. Il giorno dopo i loro prodotti sono nei nostri negozi. Stessa qualità, minor prezzo.

Serve differenziare l’offerta delle “piccole” cose. Oggi non c’è negozio che non venda le stesse scarpe, gli stessi maglioni, la stessa marca di pasta. Non c’è nemmeno gusto a girare il mondo per fare shopping. L’offerta è globale e omogenea.
Dobbiamo ridare spazio agli artigiani. Ogni negozio un suo prodotto. Chi vende il maglione giallo e chi verde. La pasta fatta da piccoli pastifici artigianali. ecc. Chiudere i centri commerciali che sono come i diserbanti. Ma non distruggono le erbacce. Distruggono l’economia del territorio. Si chiudono i negozi e si creano posti da commesso, finche le casse non saranno tutte automatiche, da 800€/mese.
Vendono gli stessi identici prodotti dal Messico all’Alaska

Bisogna ricreare nel territorio le condizioni tali per cui tutti quelli che escono dalle aziende che, giustamente, tagliano il terziario inutile per le ragioni che ho esposto prima (che sono ragioni oggettive e matematicamente calcolabili con conticini da 3a elementare) possano far partire la loro attività. Il loro negozietto.