Chi ci crede alzi la mano
Davvero esiste qualcuno che crede n quello che dice Monti ? Gli credete solo perchè è un personaggio autorevole ? Non dimentichiamo che c'è anche chi crede agli intrugli di W. Marchi.
Post 1
Ma non si può credere a qualcuno solo perché parla dall'altro di un piedistallo, il cui valore è tutto da dimostrare, e dice cose contrarie alla realtà che i nostri sensi percepiscono. Senza voler entrare nel merito delle battute sulla tragedia della costa crociere, è come se mentre le nave affonda il comandante mandasse messaggi dicendo che tutto va bene e di continuare a bere Martini. Io da Monti mi aspetto che, con sano realismo, abbia il coraggio di dire le cose come stanno e che si adoperi per creare le condizioni per abbandonare, limitando i danni, la nave e indicarci la via per costruirne di nuove, magari più piccole e più adatte a navigare nell’economia prossima ventura.
Post 2
Non dico che Monti, da bravo ragioniere, non abbia fatto bene a mettere un tappo per cercare di rimpinguare le casse dello stato. Quello che gli obbietto è, prima di tutto continuare a chiamare crisi una profonda modifica dell'economia che è tutto fuorchè una crisi. Dalle crisi se ne esce e si torna, più o meno, a dove si era. Ed è questo che Monti sta dicendo. Quando invece un'era finisce si deve avere il coraggio, anche se ci rende impopolari, di comunicare la realtà a chi ci ascolta. Io nel futuro prossimo venturo non vedo più spazi che consentano di ricreare un benessere distribuito basato sui consumi. Non ci sono più i margini di profitto su cui annegare tanti lavori inutili: terziario, servizi, operations, marketing, consulenze, ecc. Inoltre, come appartanenti a quel 20% dell'occidente che godeva dell'80% del benessere, dobbiamo essere consapevoli che si sta redistribuendo con, speriamo, più equità. Per noi questo vuol dire perdere tanti privilegi.
Post 3
Non ci sono stati grandi cambiamenti nei secoli che hanno rimodellato lo scenario internazionale sul piano politico e, soprattutto, economico. La rivoluzione agricola, quella industriale, l'ascesa del mondo occidentale nel XV secolo, e oggi la cosidetta "ascesa degli altri". Cina, Brasile, India, ecc. Ma quello che sfugge è che è solo negll'ultimo mezzo secolo che sono nati i lavori "inutili" i cui costi venivano inglobati nel prezzo finale complice un consumismo sfrenato, e a credito, senza il quale l'economia non avrebbe potuto sopravvivere. Oggi non ci sono più spazi per queste attività: il terziario, i servizi, ecc. Attività che, volenti o nolenti, danno occupazione alla maggior parte di noi (basta leggere le Job Description dei frequentatori di LI). E' sotto gli occhi di tutti che le aziende stanno tagliano, e siamo solo all'inizio, posti di lavoro. Ho appena sentito alla radio i numeri della disoccupazione tra giovani, donne, over ..anta, ecc. Spaventoso.Per non citare i dati della cassa integrazione che mascherano il vero stato della reale occupazione.
Le aziende, con i ridotti margini di profitto attuali, necessari per competere con i costi dei paesi emergenti, non possono più permettersi di mantenere i lavoratori impegnati in attività che non siano indispensabili per la produzione o per la vendita. Vendita che si sta sempre più spostando su internet. Si parla tanto di inventare nuove professioni, di decrescita invece che di crescita, concetto assurdo in un mondo dalle risorse finite. Ma ci vorranno anni e anni. E siamo sicuri che tutti troveranno un loro spazio lavorativo ? Io la mia proposta provocatoria l'ho fatta più di una volta: chiusura dei centri commerciali e ritorno all'epoca pre-globalizzazione. Solo in questo modo si possono, nel breve, ricreare delle condizioni per attività in proprio e di vera produzione artigianale. I segni già ci sono: la ricomparsa dei calzolai e dei sarti.

Nessun commento:
Posta un commento