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lunedì 2 aprile 2012

Monti: "la crisi è al termine" - Perchè ci racconta frottole ? Perchè ci crediamo ?

Provocazione (thread aperto su Linkedin) (riporto solo i miei post)

Chi ci crede alzi la mano

Davvero esiste qualcuno che crede n quello che dice Monti ? Gli credete solo perchè è un personaggio autorevole ? Non dimentichiamo che c'è anche chi crede agli intrugli di W. Marchi.




Post 1 
Ma non si può credere a qualcuno solo perché parla dall'altro di un piedistallo, il cui valore è tutto da dimostrare, e dice cose contrarie alla realtà che i nostri sensi percepiscono. Senza voler entrare nel merito delle battute sulla tragedia della costa crociere, è come se mentre le nave affonda il comandante mandasse messaggi dicendo che tutto va bene e di continuare a bere Martini. Io da Monti mi aspetto che, con sano realismo, abbia il coraggio di dire le cose come stanno e che si adoperi per creare le condizioni per abbandonare, limitando i danni, la nave e indicarci la via per costruirne di nuove, magari più piccole e più adatte a navigare nell’economia prossima ventura.


Post 2
Non dico che Monti, da bravo ragioniere, non abbia fatto bene a mettere un tappo per cercare di rimpinguare le casse dello stato. Quello che gli obbietto è, prima di tutto continuare a chiamare crisi una profonda modifica dell'economia che è tutto fuorchè una crisi. Dalle crisi se ne esce e si torna, più o meno, a dove si era. Ed è questo che Monti sta dicendo. Quando invece un'era finisce si deve avere il coraggio, anche se ci rende impopolari, di comunicare la realtà a chi ci ascolta. Io nel futuro prossimo venturo non vedo più spazi che consentano di ricreare un benessere distribuito basato sui consumi. Non ci sono più i margini di profitto su cui annegare tanti lavori inutili: terziario, servizi, operations, marketing, consulenze, ecc. Inoltre, come appartanenti a quel 20% dell'occidente che godeva dell'80% del benessere, dobbiamo essere consapevoli che si sta redistribuendo con, speriamo, più equità. Per noi questo vuol dire perdere tanti privilegi.


Post 3


Non ci sono stati grandi cambiamenti nei secoli che hanno rimodellato lo scenario internazionale sul piano politico e, soprattutto, economico. La rivoluzione agricola, quella industriale, l'ascesa del mondo occidentale nel XV secolo, e oggi la cosidetta "ascesa degli altri". Cina, Brasile, India, ecc. Ma quello che sfugge è che è solo negll'ultimo mezzo secolo che sono nati i lavori "inutili" i cui costi venivano inglobati nel prezzo finale complice un consumismo sfrenato, e a credito, senza il quale l'economia non avrebbe potuto sopravvivere. Oggi non ci sono più spazi per queste attività: il terziario, i servizi, ecc. Attività che, volenti o nolenti, danno occupazione alla maggior parte di noi (basta leggere le Job Description dei frequentatori di LI). E' sotto gli occhi di tutti che le aziende stanno tagliano, e siamo solo all'inizio, posti di lavoro. Ho appena sentito alla radio i numeri della disoccupazione tra giovani, donne, over ..anta, ecc. Spaventoso.Per non citare i dati della cassa integrazione che mascherano il vero stato della reale occupazione. 
Le aziende, con i ridotti margini di profitto attuali, necessari per competere con i costi dei paesi emergenti, non possono più permettersi di mantenere i lavoratori impegnati in attività che non siano indispensabili per la produzione o per la vendita. Vendita che si sta sempre più spostando su internet. Si parla tanto di inventare nuove professioni, di decrescita invece che di crescita, concetto assurdo in un mondo dalle risorse finite. Ma ci vorranno anni e anni. E siamo sicuri che tutti troveranno un loro spazio lavorativo ? Io la mia proposta provocatoria l'ho fatta più di una volta: chiusura dei centri commerciali e ritorno all'epoca pre-globalizzazione. Solo in questo modo si possono, nel breve, ricreare delle condizioni per attività in proprio e di vera produzione artigianale. I segni già ci sono: la ricomparsa dei calzolai e dei sarti.

venerdì 27 gennaio 2012

Einstein e la crisi

Riporto da un interessante discussione su Linkedin:

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. 
La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla 
-Albert Einstein-


Mio commento: 
No, non usciremo da questa crisi, perchè non è una crisi. I media, gli analisti, i politici, ecc, all'inizio l'hanno definita tale, oggi molti di loro hanno il coraggio di ammettere che siamo in una fase di cambiamenti radicali e non torneremo dove eravamo.Il tanto vituperato consumismo ha fatto il suo tempo, le nazioni non possono più permettersi di indebitarsi per alimentare il benessere, nuove economie stanno emergendo facendo leva su costi di produzione inferiori, le risorse del pianeta sono finite e non possiamo più parlare di crescita infinita. Quale, o quali, modelli prenderanno il posto degli attuali nessuno lo sa. Ci sono diverse teorie ognuna con dei validi punti, ma tutte hanno in comune che dovremo vivere con meno. L'impronta ecologica di ogni cittadino italiano (quanti ettari di territorio servono per alimentare il proprio benessere) è di 4.2, mentre a disposizione ne abbiamo solo 1 considerando anche le montagne, le rocce, i terreni improduttivi, gli spazi cittadini, ecc. Detto questo condivido al 100% la frase di Einstein anche che va dato alla parola crisi un significato diverso da quello che molti intendono: dopo la crisi tutto torna come prima. No. Non in questo caso.

martedì 10 gennaio 2012

Davvero è un problema uscire dall'Euro ?

Io non sono un esperto di economia, ma ho il sospetto che chi si spaccia come tale sfrutti volutamente una forma di comunicazione complessa e ostica per renderci impossibile capire e ragionare con la nostra testa. Ci snocciolano numeri, grafici, formule e quant'altro per annebbiarci la vista. E sono convinto che la prima ad essere annebbiata è la loro; ne ho avuta prova in diverse discussioni con amici altamente specializzati nel settore bancario e finanziario. Io, per quello che è la mia capacità di masticare la materia, sono convinto che, come riportato nell'articolo, l'economia Europea potrebbe risanarsi più velocemente se ogni nazioni avesse una sua valuta. Quasi tutte le cose possono essere riportate a dei concetti basilari spiegabili con un foglio di carta e una matita. E' quello che faccio sempre quando mi trovo davanti qualcuno che inizia a snocciolarmi numeri, grafici e frasi ad effetto. Tutto quello che ho letto sulla "paura" della caduta dell'Euro non riesco a ricondurlo, ne da solo ne con l'aiuto di esperti, ad una serie con concetti basilari. Da qui il sospetto che sia un grande inganno perpeprato da chi in primis è ingannato da una visione dove l'arrosto è nascosto da troppo fumo.

sabato 7 gennaio 2012

Dal fatto quotidiano di oggi. Si parla erroneamente di crescita e mai di progresso.

Crescita (economica): L’insieme degli aspetti quantitativi dello sviluppo, misurati attraverso le principali grandezze macroeconomiche (reddito nazionale, investimenti ecc.). La teoria della crescita si distingue dall’economia dello sviluppo per l’attenzione esclusiva agli aspetti quantitativi e alla formalizzazione, a discapito dello studio degli aspetti istituzionali, storici, etici, antropologici che condizionano i processi di sviluppo nelle diverse regioni del mondo – fonte: Enciclopedia Treccani

Progresso: lo sviluppo verso forme di vita più elevate e più complesse, perseguito attraverso l’avanzamento della cultura, delle conoscenze scientifiche e tecnologiche, dell’organizzazione sociale, il raggiungimento delle libertà politiche e del benessere economico, al fine di procurare all’umanità un miglioramento generale del tenore di vita e un grado maggiore di liberazione dai disagi - fonte: Enciclopedia Treccani


Non ci sono più spazi per crescere. a crescita infinita in un pianeta dalle risorse finite è un assurdità di cui i nostri politici e analisti si riempiono la bocca. E' ora di parlare di: Progresso.

lunedì 21 novembre 2011

Le crisi sono il sintomo di un male più esteso

.... Tutte le crisi accadute, e quelle future, sono solo i sintomi di un modello che ha fatto il suo tempo. Forse non avevamo realizzato, o non volevamo realizzarlo, pur avendolo sotto gli occhi, che molti posti di lavoro erano possibili grazie all'ampio margine di profitto sul prodotto finale. Margine reso possibile da un mercato chiuso all'interno della sfera dei paesi occidentali in regime di quasi oligopolio. la comparsa di nuovi attori, leggi: i paesi emergenti, e il rallentamento dei consumi hanno, come era prevedibile, cambiato radicalmente il modello economico che aveva sostenuto il benessere dei paesi occidentali. Quelle che tu elenchi come "crisi", tranne tangentopoli che è un malcostume inestirpabile, e l'11/09 che è stato un atto di guerra, sono manifestazioni del tumore che stava uccidendo dall'interno il nostro sistema. I media si sono concentrati all'analisi di queste manifestazioni evitando, forse di proposito, di guardare il malato. A mio avviso non c'è una cura, dobbiamo costruire un corpo nuovo preparato a dividere le risorse con i nuovi arrivati: India, Cina, Brasile, ecc. Non solo ma, è questo per i prossimi anni sarà il grosso problema, inventare un nuovo mondo del lavoro.

martedì 15 novembre 2011

E dagli con il chiamarla crisi !

 Crisi ? Questa non è una crisi, è un cambiamente epocale della società consumistica occidentale. Io non ho nulla contro il consumismo, anzi: ha portato più di mezzo secolo di benessere. Ora i consumi si sono fermati, di riflesso anche la produzione e gli investimenti. Sono cadute le barriere politiche ed economiche che ci separavano da quei paesi, che comunemente definivamo "poveri". e ora il loro emergere fa, di riflesso, affondare noi. La iniqua distribuzione del benessere si sta modificando. Prima il 20% del mondo godeva dell'80% del benessere. Il consumismo non ha modo di rimettersi in moto e poi tutti noi siamo sempre pronti a condannarlo. Ora che finalmente ha terminato la sua era, non lamentiamoci. Vogliamo mettere un bel coperchio sulle economie emergenti e rimandarli tutti nei campi a vivere con una ciotola di riso ? A parole no, ma quando queste cose ci toccano il posto di lavoro ... sotto sotto un pensierino lo facciamo !
Le aziende per rimanere competitive devono tagliare posti di lavoro e, ovviamente tagliano le posizioni "inutili". Il terziario, servizi, operations, ecc. Quindi non parliamo di crisi, parliamo di come evolvere verso un nuovo modello. Ma non sarà un percorso breve. Sarà lungo e doloroso.

domenica 6 novembre 2011

Perchè vorrei cenare con berlusca

Ripreso da un mio post su Linkedin:
caro amico, un mio sogno ad occhi aperti, che penso tutti, almeno da bambini, abbiamo avuto, è quello di possedere la capacità di leggere nel pensiero o di forzare la persona che si ha di fronte a dire la verità. Ecco, a me piacerebbe sentire dalla viva voce di B cosa lui pensa veramente del potere, del popolo, della politica, dell'arte di raccontare alla gente quello che vuole sentire, ecc. Come tu poi sai io penso che dentro ognuno di noi ci sia un pò di berlusconismo, e, se non sbaglio, poco fa avevo anche letto un artico sull'economist riguardo a questo. B è un pò il mostro immateriale del fim "pianeta proibito". Esiste perchè incarna il lato più nascosto di ogni essere umano. Quel lato che non vogliamo far vedere a nessuno, nemmeno a noi stessi. Salvo poi soccombergli quando operiamo in favore dei nostri interessi.