Powered By Blogger

giovedì 11 novembre 2010

le mie tasse, dove vanno ?

Mi sono divertito a fare due conti …..

Con una pressione fiscale del 44% una famiglia con un reddito di 80.000€ lascia di tasse dirette allo stato 32.000€/anno.


Ho fatto una semplice somma degli sprechi riportati dall’espresso: 3.412.000€ che, divisi per 32.000, danno l’equivalente di  106 anni di tasse di una famiglia di reddito medio/alto.

Riporto solo alcune delle spese “folli”, o meglio di “ordinaria follia”, riportate dall’Espresso. Le altre le potete leggere nell’articolo.

547 mila euro per un progetto intitolato ‘Archeologia e Sinestesia’, curato dall’Istituto per la diffusione delle Scienze naturali”,
724 mila all’Università di Tor Vergata ‘per lo sviluppo di tecnologie sostenibili”
Per il progetto multimediale alla Casa di Polibio sarebbero stati spesi 955 mila euro.
Oltre 600 mila euro per la mostra ‘Pompei e il Vesuvio’ promossa da Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia.

Son contento di pagare le tasse ! 

martedì 27 luglio 2010

La ricerca del lavoro

Io auguro a tutti di trovare un lavoro, soprattutto ai tanti giovani che devono iniziare a costruire il loro futuro: la casa, il mutuo, i figli. Ho un figlio di 25 anni neo-laureato con un contratto di lavoro di un anno. Non è certo con  premesse come questa che un giovane può pianificare il suo futuro.  
Ma voglio buttare li uno spunto di riflessione: siamo certi che il futuro, se non già il presente, del lavoro sarà quello del lavoratore dipendente ?
Lo diamo per scontato perché noi e i nostri genitori siamo nati e vissuti con questo modello. Ma non dimentichiamo che questo è stato il periodo storico con i minori cambiamenti traumatici da che esiste il mondo. Qualcuno si ostina a dire, o a sperare, che questa sia davvero una crisi e che tutto tornerà come prima. I fatti che abbiamo sotto gli occhi raccontano un’altra storia. Non è una crisi ma una rivoluzione. Il consumismo ha fatto il suo tempo ed era, che ci piacesse o no, la molla che ha consentito per anni e anni di dare lavoro a tutti. Anche i lavori “inutili”, il cosiddetto “terziario inutile”, perché i margini di profitto lo consentivano. Le economie emergenti stanno dettando nuove regole che accorciano la catena dei passaggi tra la produzione e il cliente finale, tagliando di fatto il 90% delle attività “inutili”. Cosa sono le attività “inutili” o il “terziario inutile” (definizione del corriere della sera). Sono tutte quelle mansioni che le aziende hanno creato per non lasciare a casa le persone non più necessarie alle fasi produttive.  Più del 50% delle “job description” degli iscritti di linkedin ricadono in quest’area. Tutte attività in ambito servizi o internal-operations. Centri di costo e non centri di profitto.  Oggi le aziende non hanno più i margini operativi per permettersi di mantenere, e men che meno infoltire, queste funzioni. La competizione e la crisi, che ha ridotto i consumi, obbliga oggi le aziende a “sfoltire” in maniera più o meno visibile. Cercate su google “Stealth Layoff” anteponendo il nome di qualche big dell’informatica.  
In Italia, anni fa, qualche genio ha creato le lauree brevi in discipline come “scienze della comunicazione”. Un flop incredibile anche perché oggi il marketing è uno dei primi settori dove le aziende licenziano, ops volevo dire: incentivano le uscite. Il marketing è sempre stato il contenitore dove mettere le risorse in esubero e non più necessarie. Oggi questo contenitore va svuotato perché non c’è più la “ricchezza” per mantenerlo.
Tutto questo preambolo per dire cosa ? Non smettete di cercare lavoro come dipendenti, ma con la consapevolezza che il mondo sta cambiando. Che quello che sembrava scolpito nella pietra fino a ieri, domani sarà diverso. Saranno sempre meno le aziende che assumeranno. Il lavoro tornerà a essere quello dell’artigiano che vende i suoi servizi. Non pensate all’artigiano come al falegname o al calzolaio, ma anche al consulente pre-sales. All’esperto di domotica. Al responsabile marketing di settore.  Saranno sempre più le aziende che acquisteranno questi servizi all’esterno solo quando ne avranno la necessità.
Investigate anche l’opportunità di mettervi in proprio.  Qualcuno scrive che all’estero è più facile. Certo lo è sempre stato perché le leggi del lavoro sono più flessibili di quelle che abbiamo in Italia. Leggi, le nostre, pilotate dai sindacati con lo scopo di proteggere i dipendenti, anche quelli nullafacenti, senza pensare a nessuna protezione per l’azienda. Fiat docet ….. 

mercoledì 21 luglio 2010

Le ragioni della crisi e un'idea.

La crisi attuale. 


Ho l'impressione che si guardi la pagliuzza e non si veda la trave.
Tutte vero quello che dite, ma sono, a mio modesto avviso, le conseguenze collaterali di un terremoto annunciato che ha travolto tutto quanto davamo per scontato. Il motore del consumismo, che per tanti anni ha creato benessere e posti di lavoro si è fermato. Come era giusto che si fermasse prima o poi. Era un motore ormai logoro, la facilità di accesso al credito, che oggi tanto condanniamo, gli ha permesso di macinare qualche altro anno di strada. Ma il suo destino era segnato. Il mondo vive di continui movimenti che ne soverchiano i meccanismi. La caduta delle frontiere, il facile accesso alla tecnologia, l’emergere di nuove potenze economiche. Tutti fenomeni che non potevano non intaccare il sistema: consumi-produzione-consumi, su cui si basava il mondo occidentale.
La maggior parte di noi lavorava e alcuni, sempre meno, ancora lavorano nel terziario, nei servizi. Ma la lotta dei prezzi non consente più quei margini che consentivano di pagare questi costi. Oggi la catena produttiva deve essere pensata sul modello Dell o Zara. Dalla produzione al consumatore, senza figure intermedie. Senza i marketing manager, i business development manager, i senior strategic consultant, i meeting autocelebrativi in giro per la capitali europee.

Tutti dicono che il governo deve creare i presupposti per nuovi posti di lavoro. Ma come ? Con la bacchetta magica ? Tutti a lavorare sulle opportunità del web2.0 ? Sui social network ?

La mia idea è: differenziazione. Ma non come dice Alessandro: facendo leva sulle caratteristiche del made in Italy. Perché sono tutte copiabili. I cinesi, cosi come aveva fatto taiwan, reinvestono i primi utili in nuovi macchinari e nell’assoldare i nostri esperti di design. Il giorno dopo i loro prodotti sono nei nostri negozi. Stessa qualità, minor prezzo.

Serve differenziare l’offerta delle “piccole” cose. Oggi non c’è negozio che non venda le stesse scarpe, gli stessi maglioni, la stessa marca di pasta. Non c’è nemmeno gusto a girare il mondo per fare shopping. L’offerta è globale e omogenea.
Dobbiamo ridare spazio agli artigiani. Ogni negozio un suo prodotto. Chi vende il maglione giallo e chi verde. La pasta fatta da piccoli pastifici artigianali. ecc. Chiudere i centri commerciali che sono come i diserbanti. Ma non distruggono le erbacce. Distruggono l’economia del territorio. Si chiudono i negozi e si creano posti da commesso, finche le casse non saranno tutte automatiche, da 800€/mese.
Vendono gli stessi identici prodotti dal Messico all’Alaska

Bisogna ricreare nel territorio le condizioni tali per cui tutti quelli che escono dalle aziende che, giustamente, tagliano il terziario inutile per le ragioni che ho esposto prima (che sono ragioni oggettive e matematicamente calcolabili con conticini da 3a elementare) possano far partire la loro attività. Il loro negozietto.

mercoledì 23 giugno 2010

Facebook un mondo di origliatori

I frequentatori di Facebook si comportano come le vecchiette dei paesini negli anni 50. Tutti/e che origliano e sbirciano da dietro gli spioncini, oggi virtuali, e nessuno che esce per "parlare".
Ogni volta che incontro qualcuno mi dice "sai che leggo i tuoi post su FB". Ma perchè se mi leggano non partecipano ? Perchè questa paura ha pubblicare le proprie idee o opinioni ? Allora perchè si iscrivono su facebook ? Solo per "spiare" quelli che non hanno problemi ad esporsi ? Siamo nel 2010 ma su certe cose siamo ancora nel 1910 ......

 

lunedì 14 giugno 2010

Compleanno

Oggi è il mio compleanno. Com'è cambiato il mondo. Una volta ricevevi gli auguri dagli amici, dai parenti, gli ex-colleghi. Oggi il 90% sono auguri generati in automatico dai siti web in cui si è registrati. Il sito della palestra che frequentavo anni fa, il sito dei forum degli smanettoni del PC, ecc ecc.
Già dovrebbe far meditare su quanto si sono  modificati i comportamenti sociali nel momento in cui gli auguri vengono mandati con un messaggio, scritto magari su un "social network", e non a voce. Se poi questo messaggio arriva in automatico perchè ho registrato la mia data di nascita su un sito, siamo arrivati al fondo. Questi automatismi non peccano certo di fantasia. Il messaggio di auguri è spesso colorato, con belle immagini di sfondo, con tanti punti esclamativi a sottolineare la felicità che questo "software" prova nel farmi sapere che lui "c'è" e si ricorda di me.  

lunedì 7 giugno 2010

L'eccellenza italiana e i cinesi.

Sono in disaccordo con l'affermazione " i cinesi sono bravi a produrre prodotti di bassa qualità, noi italiani eccelliamo denl design, creatività ecc" "non ci supereranno mai" . A mio avviso è un'affermazione consolatoria alla quale ci aggrappiamo per non voler vedere la realtà.
I cinesi stanno percorrendo lo stesso iter di Taiwan. Inizialmente fanno leva sul basso costo della manodopera e prodotti di scarsa qualità dovuti principalmente alla mancanza di skills e a tool tecnologicamente arretrati. A breve investiranno i profitti in acquisizione di strumenti attuali e "importazione" di tecnici e designer nei vari settori dove intendono competere. A quel punto il gap è colmato e noi saremo fuori gioco. Taiwan insegna.
Chi cita più Taiwan come la patria dei prodotti fotocopia di bassa qualità ? Ormai sono l'eccellenza della produzione. Noi Italiani abbiamo le migliori calzature (molte disegnate in Italia ma prodotte all'estero). Pensi che per un azienda cinese sia uno step impossibile dotarsi delle tecniche, delle macchine e di un designer "italiano" per raggiungerci, e superarci ?  

mercoledì 26 maggio 2010

freelancer.com


Alcuni dati presi dall'articolo dell'Economist "a clouded feature" che tratta del ritorno al lavoro in proprio in un ottica di "servizi" al pari dell'approccio "cloud" in ambito informatico.
Negli USA i freelancers sono passati dai 28.000 del 2008 ai 247.000 del'Aprile 2010.
Le ragioni di questa migrazione sono diverse. In primis la crisi che sta portando molte aziende a snellire il personale. La tecnologia che permette sempre più il lavoro remoto. Con la caduta del modello dello yuppies rampante molte persone stanno riscoprendo il valore del tempo libero per i propri hobby, amici, famiglia, sport, ecc. La possibilità di aprire il mercato dei propri servizi ad ogni realtà aziendale aldilà della sua locazione fisica. La nascita di agenzie come
http://www.freelancer.com/ che operano come tramite tra l'offerta dei freelancers e le richieste del mercato.

lunedì 24 maggio 2010

La fine del terziario inutile

Riprendo due post fatti su Linkedin


Mio post iniziale.

1

A mio avviso, ma spero di sbagliarmi, questa non è una crisi ma la fine, annunciata, di un modello la cui fondamenta si stavano sgretolando giorno dopo giorno. Non torneremo più al benessere che conoscevamo. Non era, ed è, più sostenibile che il 20% della popolazione goda dell'80% dei beni. I paesi emergenti stanno emergendo e partono alla conquista della loro fetta di benessere offrendo servizi a costi più competivi dei nostri. Per anni, grazie ai monopoli e ai margini di profitto, le aziende hanno trasferito le non più necessarie risorse addette alla produzione al terziario-inutile. L'attuale contrazione dei margini e la necessità di competere con i paesi emergenti sta di fatto portando le aziende a liberarsi di questa "zavorra". Il terziario, che garantiva lavoro alla parte predominante degli occupati, non ha, tranne rari casi, più senso di esistere perchè, banalmente, non ci sono più i margini in cui annegare i suoi costi.
Ormai le aziende necessitano principalmente solo di: addetti alla produzione (pochi) e venditori.
E' sotto gli occhi di tutti noi, basta scorrere i vari forum su linkedin, che i primi ad essere colpiti dalla crisi sono coloro che lavoravano nel terziario con titoli che nemmeno la più fervida fantasia avrebbe potuto creare.
Ma non condanno le aziende che hanno creato queste posizioni, tutt'altro. In questo modo hanno "riciclato" i non più necessari addetti alla produzione garantendogli loro una posizione e uno stipendio. Ma bisognava essere cechi per non capire che questo non poteva durare ancora molto. Uno "strategic senior advisor" , giusto per citare un titolo che dice tutto e nulla, il cui principale lavoro era andare avanti e indietro tra un meeting e l’altro, oggi non deve mostrarsi meravigliato se lo lasciano a casa.


Qualcuno ha replicato che esiste un terziario “utile”. E io ho risposto:


2
Assolutamente si. Anzi, soprattutto nelle realtà delle PMI mancano le figure degli innovatori. Coloro che creano nuovi prodotti e/o servizi. Intravedono la modernizzazione dei prodotti esistenti facendo leva sul know-how dell'azienda combinandolo con lo "sfruttamento" strategico dei building block tecnologici per coniugare la solidità di un prodotto collaudato con la tecnologia attuale.
Queste sono le figure che in Italia mancano nella aziende. Che le università non preparano. Che gli imprenditori non formano ne assumono perchè già non sanno cosa sia la "tattica" immaginiamo poi la "strategia" . E anche perchè non capiscono ne il ROI di queste figure ne come la mancanza delle stesse li porti ad essere sorpassati dai competitor.
Purtroppo vedono ancora i "cinesi" solo come fornitori di manodopera a basso costo. Grosso s
baglio. Taiwan dovrebbe insegnare.